I personaggi della Bonadies/5: Mara, la regina dell’acquaticità

Schietta, diretta, solare ed entusiasta. Ambiziosa nella misura in cui l’ambizione non è un difetto bensì un prezioso strumento per veicolare la propria voglia di fare.

Umile nella misura in cui l’umiltà è solo un pregio perché permette di percorrere la propria strada senza aver la presunzione di pensare che sia l’unica giusta. Così ti viene spontaneo descrivere, già dopo pochi secondi di conversazione, Mara Caldieri, 34 anni, la regina dell’acquaticità alla Bonadies. Tocca infatti a lei l’onore-onere di avviare al nuoto, nella piscina gestita dalla Libertas Nuoto Rivoli, i neonati. A cominciare dai bimbi di pochissimi mesi fino a quelli di circa 5 anni. Sempre con allegria e professionalità, il mix giusto, specie a quella età, per insegnare e al tempo stesso divertire: di solito la strada migliore, non soltanto in questo campo, per costruire qualcosa di importante e duraturo.

Chiacchierare con Mara è semplice. Lei ascolta in fretta e risponde ancor prima. Non è per prevenirti ma perché la spontaneità che anima il suo agire ha la precedenza quasi su tutto. Lei arriva un attimo prima. Poi magari cerca di frenare, per educazione e convenzione, ma intanto è già arrivata. E forse è proprio questo correre con naturalezza che, oltre a non pesarle, le conferisce leggerezza, immediatezza, positività. Poi i suoi problemi li avrà anche lei, come ogni frequentatore di questo pianeta terrestre, però l’impressione è che, grazie appunto a questa cosiddetta marcia in più, i problemi la sfiorino senza inghiottirla. Lo deduci pure dal ritmo mentale dei suoi racconti, un vorticoso incedere dialettico che non conosce pause nell’esposizione ma segue ugualmente, a suo modo, un filo logico e conseguenziale. Leggere quanto segue per credere.

“Il mio rapporto col nuoto nasce quando avevo 5 anni. Abitavo poco distante dalla Bonadies e lì sono fatalmente finita. Poi, attorno ai 14 anni, mi sono stufata e ho smesso, passando al volley. Ma il nuoto è in qualche modo rimasto dentro di me. Così, quando mi sono iscritta al SUISM ,l’ex ISEF, le origini sono tornate a galla perché, come corso a scelta, ho scelto quello legato al settore natatorio, ho scoperto la figura dell’assistente bagnante e, grazie al professor Martinetti, per farlo mi sono ritrovata proprio alla Bonadies. Da lì, i successivi passi sono stati rapidi e per certi versi automatici. Il tirocinio, quindi i primi insegnamenti, le scuole al mattino, l’acquagym e dal 2009 l’acquaticità, il settore che è poi diventato, come si suol dire, il mio cavallo di battaglia. E’ complicato sintetizzare in poche parole perché. Insegnare nuoto è comunque bello, ma farlo con i piccolissimi secondo me è qualcosa di speciale. Con loro si instaura un rapporto diverso. Da insegnante, certo, ma per certi aspetti anche da psicologo o da fratello e sorella maggiore, a seconda dei casi. Ti affezioni, hai un rapporto particolare, non c’è bisogno di urlare o anche solo di sgridarli per capire se ti stanno seguendo e soprattutto se riesci davvero a interagire con loro. Certo, non è tutto semplice. A volte appena arrivano piangono o non vogliono nemmeno sfiorarla l’acqua, altro che entrare in vasca… Però sta a te trovare, di caso in caso, le coordinate giuste per scardinare le loro normali diffidenze e instaurare la collaborazione istintiva giusta. In questo il contributo esterno, dei genitori come dei nonni, può essere un boomerang, nel senso che potenzialmente è fondamentale ma al tempo stesso rischia di peggiorare le cose, anziché migliorarle. Perché in situazioni simili l’apprensione, sovente figlia d’un affetto incondizionato, anziché aiutare ostacola. E allora anche lì bisogna cercare, tutti assieme, la via di mezzo giusta che garantisca contemporaneamente al bambino tranquillità e stimoli a superare le proprie difficoltà. In questo, cerco di farmi guidare da quello che considero al tempo stesso il mio pregio e difetto principale, vale a dire la tendenza a non buttarmi giù e avere la testa dura, facendo possibilmente tutto da sola e senza pretendere troppo l’aiuto esterno. Una qualità, per certi versi, ma a suo modo anche un rischio, appunto, perché tale perseveranza non sempre viene interpretata, nella vita, per quello che realmente è”.

Così Mara parla e vive. Ai 300 all’ora. Quando ha davvero fretta e quando magari fretta non ce l’avrebbe ma da essa sembra in qualche modo guidata, Il tutto senza comunque perdere di vista obiettivi e priorità. Tant’è vero che, se riesci ancora a rubarle qualche secondo e chiederle quali sono i suoi hobby, lei ti guarda, sorride un attimo, per qualche secondo ti sembra persin spiazzata ma poi si ricompone velocemente e ti dice, sorretta da tutta la sua solarità: “I miei figli!”. Per poi scappare via, gentile ma decisa, a correre dietro a quel frenetico vivere quotidiano che, a persone come lei, anziché pesare conferisce sana e invidiabile spensieratezza.